Ai tempi della Repubblica, tre secoli prima di Cristo, il censore Appio Claudio il Cieco fece costruire una delle grandi vie consolari, che partono da Roma, forse la più bella. La via Appia, 120 anni dopo, arriverà fino a Brindisi, aprendo le porte verso l’oriente: fu da allora chiamata la “Regina Viarum”, la regina delle vie.
Proprio a due passi da Roma, quando è ancora uno dei più bei parchi urbani del mondo, una giovane laureata in matematica, Silvia Brannetti, ha ereditato l’azienda vinicola della famiglia e produce vino e olio biologico lavorando dalla mattina alla sera.
E’ la strada del vino che si inerpica nei Castelli romani, dove un geniale compositore, Giorgio Battistelli, ha ideato un concerto fatto solo da antichi mestieri di artigiani che vivono in questa zona. Alfredo il bottaio e Antonio il selciaiolo, sono due degli interpreti di questo spettacolo fatto solo di rumori: un grande affresco alla dignità del lavoro artigiano.
La strada continua poi nella pianura pontina ai piedi dei monti Lepini dove incontriamo la città di Cori, dove Vito costruisce vetrate artistiche e Caterina, col fratello Vincenzo, impaglia sedie come è antica tradizione di famiglia: talmente diffusa un tempo, accanto alle paludi e ai canneti, da dare un nome alla strada, che qui si chiama “degli strammari”.
Proseguendo verso la Campania, incontriamo uno dei più straordinari giardini d’Europa, un “monumento vegetale” apprezzato da scrittori e artisti di tutto il mondo. Un luogo che non può lasciare indifferenti. Stella Catani, moglie del suo amministratore e Roberta, giardiniera, ci introducono alle sue meraviglie. E che dimostra come il nostro patrimonio, quando viene trattato con amore, possa attraversare la storia e mantenersi intatto per le generazioni future.
Proprio come quella via consolare, l’Appia antica, che duemila anni dopo, continua a restare la più bella di tutte le strade: la Regina Viarum.
Condividi