{"video":[{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":473,"end":1477.183855},"spot":null,"idx":0,"id":"vd-0","videoId":0},{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":986,"end":1477.183855},"spot":null,"idx":1,"id":"vd-1","videoId":1},{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":1055,"end":1477.183855},"spot":null,"idx":2,"id":"vd-2","videoId":2}],"contents":[{"id":"wk-0","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":67.1,"end":97.1},"art":"Giraffa camelopardalis","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p>La <b>giraffa</b> (<b>Giraffa camelopardalis</b>, Linnaeus 1758) è un grande mammifero africano artiodattilo, il più alto tra tutte le specie di animali terrestri viventi; può superare i 5 metri di altezza e la tonnellata di peso. La più alta giraffa che si conosca misurava 5,87&nbsp;m di altezza e pesava circa 2.000 kg. Le femmine sono leggermente più piccole e meno pesanti dei maschi.</p>\n<p>Ha la caratteristica di avere arti e collo eccezionalmente lunghi (il lungo collo misura fino a 3&nbsp;m), oltre alla lingua blu (fino a 60&nbsp;cm) e alle piccole corna ricoperte di pelle (ossiconi). Caratteristico è anche il colore del mantello, pezzato più o meno finemente (a seconda delle sottospecie) di bruno su fondo beige. La giraffa appartiene alla famiglia dei Giraffidi, che comprende solo un'altra specie vivente, l'okapi (<i>Okapia johnstoni</i>). In swahili si chiama <i>twiga</i>.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1144\nCPU time usage: 0.276 seconds\nReal time usage: 0.313 seconds\nPreprocessor visited node count: 577/1000000\nPreprocessor generated node count: 6816/1500000\nPost‐expand include size: 7018/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1235/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Giraffa camelopardalis\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Giraffa camelopardalis"},{"id":"wk-1","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":158.5,"end":188.5},"art":"Elephantidae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>Gli <b>elefanti</b> sono mammiferi Proboscidati appartenenti alla famiglia degli <b>Elefantidi</b> (<i><b>Elephantidae</b></i> - Gray, 1821).</p>\n<p>Vivono normalmente fra i 50 e i 70 anni, ma l'elefante più longevo di cui si ha notizia ha raggiunto gli 82 anni. L'esemplare più grosso mai trovato fu ucciso in Angola nel 1956: era un maschio di 12&nbsp;000&nbsp;kg di peso, per un'altezza alla spalla di 4,2 metri (un metro più alto della media dell'elefante africano).</p>\n<p>Tradizionalmente la famiglia si considerava costituita da due specie, l'elefante indiano o asiatico (<i>Elephas maximus</i>) e l'elefante africano (<i>Loxodonta africana</i>). Recentemente è stata identificata una terza specie (precedentemente considerata una sottospecie di <i>L. africana</i>), l'elefante africano delle foreste (<i>Loxodonta cyclotis</i>).<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1115\nCPU time usage: 0.152 seconds\nReal time usage: 0.180 seconds\nPreprocessor visited node count: 415/1000000\nPreprocessor generated node count: 5943/1500000\nPost‐expand include size: 4509/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1009/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Elephantidae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Elephantidae"},{"id":"wk-2","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":310,"end":340},"art":"Struthio camelus","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>Lo <b>struzzo</b> (<i><b>Struthio camelus</b></i> <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus, 1758</span>) è una specie di uccello della famiglia Struthionidae. Risulta essere il più grande tra i pennuti viventi, ed è incapace di volare.</p>\n<p>È distribuito naturalmente in Africa in particolare nell'area sub-sahariana, Sahel, Corno d'Africa, Somalia, Kenya, Tanzania ed Africa meridionale, ed è stato introdotto in Australia dall'uomo.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1129\nCPU time usage: 0.260 seconds\nReal time usage: 0.289 seconds\nPreprocessor visited node count: 508/1000000\nPreprocessor generated node count: 6287/1500000\nPost‐expand include size: 7210/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1372/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Struthio camelus\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Struthio camelus"},{"id":"wk-3","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":381.6,"end":411.6},"art":"Panthera leo","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n<p>Il <b>leone</b> (<i><b>Panthera leo</b></i>, <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus 1758</span>) è un carnivoro della famiglia dei Felidi. Dopo la tigre, è il più grande dei cinque grandi felini del genere <i>Panthera</i>, con alcuni maschi la cui massa corporea supera i 250&nbsp;kg. Il suo areale è nel 2011 ridotto quasi esclusivamente all'Africa subsahariana; il continuo impoverimento del suo habitat naturale e il protrarsi della caccia di frodo ai suoi danni ne fanno una specie vulnerabile secondo la IUCN. Questa definizione è giustificata da un declino stimato tra il 30 ed il 50% nella zona africana nei vent'anni precedenti.</p>\n<p>Una popolazione di dimensioni assai ridotte sopravvive nel Gir Forest National Park in India, mentre gli esemplari che abitavano il Nordafrica ed il Medio Oriente sono scomparsi da molti secoli. Sino al Pleistocene, circa diecimila anni fa, il leone era il secondo grande mammifero più diffuso dopo l'uomo. A quei tempi si trovavano leoni in gran parte dell'Eurasia e dell'Africa, e addirittura in America del Nord, dallo Yukon al Perù.</p>\n<p>In virtù delle dimensioni e delle abitudini, questo felino non può essere allevato al di fuori di aree protette e parchi naturali o zoologici. Celebre l'esempio della leonessa Elsa, restituita all'habitat naturale dopo aver vissuto per alcuni anni con i coniugi Adamson. Anche se le cause del declino dei leoni non sono certe, il degrado dell'habitat e i conflitti con l'uomo ne sembrano le cause predominanti. In natura un leone sopravvive da dieci a quindici anni, mentre in cattività può arrivare a venti. I maschi in particolare, non superano spesso i dieci anni d'età in natura, in seguito agli infortuni derivanti dalle lotte con i rivali per il dominio sul branco.</p>\n<p>Tipicamente, i leoni abitano la savana e le praterie, ma possono adattarsi ad aree cespugliose e foreste. In confronto ad altri felini, i leoni sono animali con uno spiccato spirito di socialità. Un branco è formato generalmente da un maschio alfa (o più raramente 2, se fratelli), un gruppo di femmine, imparentate tra loro, con cui, questo (o questi), si accoppia, e la loro prole. I cuccioli maschi, restano all'interno del branco fino alla loro maturazione sessuale, quando vengono scacciati da parte del maschio alfa (il loro padre). I giovani maschi adulti, una volta allontanati dal vecchio branco, possono, per qualche tempo restare insieme formando un piccolo branco di soli maschi (fratelli), finché non decidano di separarsi per formare delle loro famiglie, in genere scacciando un altro maschio da un branco rivale. Le femmine tipicamente cacciano insieme, principalmente ungulati. È un cosiddetto predatore alfa, ovvero si colloca all'apice della catena alimentare, non avendo predatori in natura, a parte l'uomo (ed eccezionalmente il coccodrillo del Nilo), ma ciononostante, può compiere sciacallaggio in caso di estremo bisogno. I leoni non cacciano l'uomo con regolarità, ma alcuni esemplari particolari lo hanno fatto.</p>\n<p>Assai facile da distinguere, il maschio di leone ha una criniera caratteristica, e la sua immagine è uno dei simboli più sfruttati nella storia dell'umanità. Le prime rappresentazioni furono fatte nel Paleolitico superiore, e troviamo leoni scolpiti o dipinti nelle Grotte di Lascaux e nella Grotta Chauvet. Essi appaiono nella cultura di praticamente ogni civiltà antica che vi abbia avuto a che fare. Li troviamo inoltre in un enorme quantità di sculture, dipinti, bandiere nazionali e regionali, film e libri contemporanei. Furono tenuti in menagerie fin dai tempi dell'Impero romano e sono stati la chiave delle esibizioni degli zoo di tutto il mondo a partire dal XVIII secolo. Diversi zoo mondiali stanno collaborando per salvare la sottospecie asiatica.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1129\nCPU time usage: 0.532 seconds\nReal time usage: 0.575 seconds\nPreprocessor visited node count: 620/1000000\nPreprocessor generated node count: 7140/1500000\nPost‐expand include size: 7028/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1192/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Panthera leo\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Panthera leo"},{"id":"wk-4","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":571,"end":601},"art":"Hippopotamus amphibius","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p>L'<b>ippopotamo</b> (<i>Hippopotamus amphibius</i>), dal greco ἱπποπόταμος (\"cavallo di fiume\") è un grosso mammifero erbivoro africano. È una delle due specie ancora viventi della famiglia <i>Hippopotamidae</i> (altre due si sono estinte in tempi recenti).<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1199\nCPU time usage: 0.192 seconds\nReal time usage: 0.228 seconds\nPreprocessor visited node count: 553/1000000\nPreprocessor generated node count: 6580/1500000\nPost‐expand include size: 6781/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1204/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Hippopotamus amphibius\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Hippopotamus amphibius"},{"id":"wk-5","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":606.1,"end":636.1},"art":"Rhinocerotidae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p>I <b>rinoceronti</b> (dal greco antico <span lang=\"grc\" class=\"polytonic\" xml:lang=\"grc\">ῥῑνόκερως</span> <i>rhīnòkerōs</i>, formato da <span class=\"Unicode\" style=\"font-family: Code2000, TITUS Cyberbit Basic, Doulos SIL, Chrysanthi Unicode, Arial Unicode MS, Bitstream Cyberbit, Bitstream Vera, Gentium, GentiumAlt, Lucida Sans Unicode; font-family &nbsp;:inherit;\">ῥίς, ῥῑνός</span>, \"naso\" e <span class=\"Unicode\" style=\"font-family: Code2000, TITUS Cyberbit Basic, Doulos SIL, Chrysanthi Unicode, Arial Unicode MS, Bitstream Cyberbit, Bitstream Vera, Gentium, GentiumAlt, Lucida Sans Unicode; font-family &nbsp;:inherit;\">κέρᾱς, -ατος</span>, \"corno\") sono mammiferi omeotermi dell'ordine dei perissodattili e costituiscono la famiglia <b>Rhinocerotidae</b>. Essa comprende cinque specie (due africane e tre asiatiche), differenti fra loro ma con alcune caratteristiche comuni che li rendono immediatamente distinguibili dagli altri animali.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1205\nCPU time usage: 0.172 seconds\nReal time usage: 0.208 seconds\nPreprocessor visited node count: 467/1000000\nPreprocessor generated node count: 6345/1500000\nPost‐expand include size: 5357/2048000 bytes\nTemplate argument size: 866/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Rhinocerotidae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Rhinocerotidae"},{"id":"wk-6","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":650.1,"end":680.1},"art":"Equus caballus","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n\n\n<p>Il <b>cavallo</b> (<i><b>Equus caballus</b></i> <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus</span>, 1758), è un mammifero di medio-grossa taglia appartenente all'ordine dei <i>Perissodactyla</i>, sottordine degli <i>Hippomorpha</i>, unico della famiglia <i>Equidae</i>, genere <i>Equus</i>, specie <i>Equus caballus</i>.</p>\n<p>L'evoluzione del cavallo è cominciata dai 55 ai 45 milioni di anni fa e ha portato dal piccolo <i>Hyracotherium</i> con più dita, al grande animale odierno, a cui rimane un unico dito. L'essere umano ha iniziato ad addomesticare i cavalli più tardi rispetto ad altri animali, attorno al 5.000 a.C. nelle steppe orientali dell'Asia (il tarpan), mentre in Europa lo si inizierebbe a vedere non prima del III millennio a.C. I cavalli della specie <i>caballus</i> sono tutti addomesticati, sebbene alcuni di questi vivano allo stato brado come cavalli inselvatichiti, diversi dai cavalli selvaggi che, invece, non sono mai stati addomesticati. L'unico cavallo selvaggio rimasto oggi è il quasi estinto cavallo di Przewalski. Il cavallo ha accompagnato e accompagna l'uomo in una notevole varietà di scopi: ricreativi, sportivi, di lavoro e di polizia, bellici, agricoli, ludici e terapeutici. Tutte queste attività hanno generato vari modi di cavalcare e guidare i cavalli usando ogni volta i finimenti più appropriati. L'uomo trae dal cavallo anche carne, latte, ossa, pelle e capelli, nonché estratti di urine e sangue per scopi farmaceutici.</p>\n<p>La femmina del cavallo, chiamata giumenta, ha un periodo di gestazione dei puledri di circa undici mesi, al termine dei quali il piccolo, una volta partorito, riesce a stare in piedi e a correre da solo dopo pochissimo tempo. Solitamente l'addomesticamento avviene dopo i tre anni di vita dell'animale. A cinque anni è completamente adulto, con una prospettiva di vita che si aggira sui 25-30 anni. Il cavallo presenta un'elevata specializzazione morfologica e funzionale all'ambiente degli spazi aperti come le praterie, in particolare ha sviluppato un efficace apparato locomotore e un apparato digerente adatto all'alimentazione con erbe dure integrate con modeste quantità di foglie, ramoscelli, cortecce e radici.</p>\n<p>Le oltre trecento razze di cavalli si dividono in base alla corporatura (dolicomorfi, mesomorfi e brachimorfi) e in base al temperamento (a sangue freddo, mezzo sangue e i cosiddetti purosangue). Il tipo brachimorfo comprende i cavalli da tiro (Shire, Vladimir, Gipsy Vanner, ecc.), il tipo dolicomorfo le \"razze leggere da sella\" (purosangue inglese, arabo, trottatori, ecc.), mentre il tipo mesomorfo comprende le \"razze da sella\" (inglese e americana, Quarter Horse, trottatori, ecc.).<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1199\nCPU time usage: 0.300 seconds\nReal time usage: 0.351 seconds\nPreprocessor visited node count: 831/1000000\nPreprocessor generated node count: 8576/1500000\nPost‐expand include size: 17825/2048000 bytes\nTemplate argument size: 7611/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 3/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Equus caballus\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Equus caballus"},{"id":"wk-7","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":709.8,"end":739.8},"art":"Maniscalco","lang":"it","wiki":"<div>\n\n\n<p>Il <b>maniscalco</b> è l'artigiano che esercita l'arte della <i>mascalcia,</i> ossia del pareggio e ferratura del cavallo e degli altri equini domestici (asino e mulo).</p>\n<p>L'etimologia della parola è strettamente legata a quella di <i>maresciallo</i> (come dimostra anche la vecchia variante sininimica <i>mariscalco</i>), dalla radice <i>mare</i> (in inglese, giumenta) e dalla radice <i>shall</i> (dovere, responsabilità); interpretazioni più accreditate indicano l'origine della parola inglese <i>marshal</i> dall'antico germanico <i>marah</i> (cavallo) e <i>schalh</i> (servo), indicando quindi <i>colui che si occupa/che è responsabile/che si prende cura dei cavalli</i>, parola che poi si è diffusa in europa.</p>\n<p>Storicamente, l'arte del maniscalco si sovrapponeva in parte a quella del fabbro; i ferri venivano infatti forgiati al momento, e su misura, secondo le necessità dei cavalli. Attualmente l'ampia disponibilità commerciale di ferri di cavallo già pronti rende inutile il loro confezionamento, ma è comunque richiesta una certa competenza nella lavorazione del ferro per i necessari adattamenti che vengono attuati a freddo o a caldo con i tradizionali attrezzi del fabbro (fucina, incudine, mazza).</p>\n<p>L'atto dell'adattamento e dell'applicazione del ferro non esaurisce il compito del maniscalco; infatti, un'importante fase della ferratura è il pareggio, che consiste nell'asportazione dell'eccessiva crescita delle varie parti dello zoccolo rivolte verso il suolo (<i>muraglia, fettone, suola, barre</i>).</p>\n<p>Recentemente, a seguito del diffondersi anche in Italia del <i>barefoot movement</i>, l'arte della mascalcia ha trovato un nuovo impulso; nel cavallo scalzo, infatti, il pareggio ha una particolare importanza e richiede l'apprendimento di nuove tecniche. Inoltre, l'uso del cavallo scalzo richiede che il maniscalco sia anche preparato a un'attività professionale del tutto nuova, l'adattamento delle scarpette usate nel <i>periodo di transizione</i> (il periodo che intercorre fra la sferratura e la completa riabilitazione dello zoccolo, della durata di alcuni mesi), durante il quale gli zoccoli (in genere, solo gli anteriori) richiedono una certa protezione per evitare al cavallo qualsiasi disagio sui terreni difficili.</p>\n<p>Il maniscalco collabora strettamente, nel suo lavoro, con il proprietario (che gli fornisce tutte le informazioni sull'uso abituale del cavallo, su eventuali esigenze particolari, su eventuali problemi dell'andatura) e con il veterinario (con il quale concorda gli accorgimenti opportuni in caso di patologie della zampa o delle articolazioni degli arti).</p>\n<p>È inoltre presente nel corso di ogni manifestazione sportiva equestre, insieme al veterinario e al personale di assistenza medica di primo soccorso.</p>\n<p>L'unica scuola italiana dove apprendere il mestiere del maniscalco è la Scuola di Mascalcia presso il Centro Militare Veterinario in Grosseto, aperta anche ai civili.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1194\nCPU time usage: 0.076 seconds\nReal time usage: 0.096 seconds\nPreprocessor visited node count: 1/1000000\nPreprocessor generated node count: 4/1500000\nPost‐expand include size: 0/2048000 bytes\nTemplate argument size: 0/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 1/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Maniscalco\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Maniscalco"},{"id":"wk-8","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":816.8,"end":846.8},"art":"Gekkonidae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>I <b>Gekkonidae</b> (Gray, 1825) sono una famiglia di piccoli rettili comunemente noti come <b>gechi</b>. Vivono negli ambienti caldi di tutto il mondo, sono imparentati con le lucertole e sono innocui per gli umani. Numerosi scienziati hanno studiato la fisica correlata all'incredibile capacità dei gechi di aderire ad ogni tipo di superficie.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1128\nCPU time usage: 0.208 seconds\nReal time usage: 0.233 seconds\nPreprocessor visited node count: 375/1000000\nPreprocessor generated node count: 5661/1500000\nPost‐expand include size: 4071/2048000 bytes\nTemplate argument size: 768/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Gekkonidae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Gekkonidae"},{"id":"wk-9","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":851,"end":882},"art":"Forza di van der Waals","lang":"it","wiki":"<div>\n<p>In chimica, le <b>forze di van der Waals</b>, chiamate così in onore dello studioso Johannes Diderik van der Waals che ne formula la legge nel 1873, sono forze attrattive o repulsive tra molecole. Il termine <i>forza di van de Waals</i> include tre tipi diversi di interazione intermolecolari:</p>\n\n<p>Occasionalmente questo termine si generalizza indicando la totalità delle forze intermolecolari.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1127\nCPU time usage: 0.084 seconds\nReal time usage: 0.097 seconds\nPreprocessor visited node count: 33/1000000\nPreprocessor generated node count: 212/1500000\nPost‐expand include size: 51/2048000 bytes\nTemplate argument size: 0/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 3/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Forza di van der Waals\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Forza di van der Waals"},{"id":"wk-10","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":894.8,"end":924.8},"art":"Araneae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n<p>I <b>ragni</b> (<b>Araneae</b> <span style=\"font-variant: small-caps\">Clerck, 1757</span>) sono un ordine di Aracnidi, suddiviso, a dicembre 2013, in 112 famiglie che comprendono ben 44.540 specie.</p>\n<p>Sono artropodi terrestri provvisti di cheliceri e hanno il corpo suddiviso in due segmenti, cefalotorace e opistosoma, e otto zampe. I due segmenti sono congiunti da un piccolo pedicello di forma cilindrica. Come in tutti gli Artropodi, il celoma (cavità del mesoderma per il trasporto dei fluidi), pur essendo molto piccolo, consente il passaggio dell'emolinfa che ossigena e nutre i tessuti e rimuove i prodotti di scarto. L'intestino è così stretto che i ragni non possono mangiare alcun grumo di materiale solido, per quanto piccolo, e sono costretti a rendere liquido il loro cibo con vari enzimi digestivi e macinarlo finemente con l'apparato masticatorio.</p>\n<p>Ad eccezione del sottordine più primitivo, quello dei Mesothelae, i ragni hanno il sistema nervoso più centralizzato fra tutti gli Artropodi e, come questi, hanno i gangli fusi in una sola massa all'interno del cefalotorace. Diversamente dalla maggior parte degli artropodi, i ragni non hanno muscoli estensori nel loro corpo; i movimenti delle zampe e del corpo sono ottenuti attraverso variazioni di pressione del loro sistema idraulico. Nella parte terminale dell'addome sono presenti le filiere che estrudono la seta, usata per avvolgere le prede e costruire le ragnatele.</p>\n<p>La seta secreta dai ragni può essere considerata superiore a qualsiasi materiale sintetico finora elaborato per leggerezza, tenacia ed elasticità.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1114\nCPU time usage: 0.244 seconds\nReal time usage: 0.273 seconds\nPreprocessor visited node count: 395/1000000\nPreprocessor generated node count: 5969/1500000\nPost‐expand include size: 4729/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1157/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Araneae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Araneae"},{"id":"wk-11","pos":{"top":5,"left":97},"time":{"start":975,"end":1005.9},"art":"Apis","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n\n<p><br>\n<b>Apis</b> <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus</span> è un genere di insetti sociali della famiglia Apidae. È l'unico genere della tribù <b>Apini</b>.<br>\nDue delle specie comprese nel genere possono essere allevate dall'uomo ovvero <i>Apis mellifera</i> e <i>Apis cerana</i>.</p>\n<p>L'<i>Apis mellifera</i>, diffusa in tutti i continenti ad esclusione delle zone artiche ed antartiche, è l'unica conosciuta in Europa. L'<i>Apis dorsata</i> risiede in particolar modo in India e nel Sud-Est asiatico, non è una specie domestica, ha la particolarità di costruire il favo aperto ed è di dimensioni ragguardevoli, tanto da meritarsi il nome di <i>ape gigante dell'India</i>. Nelle stesse zone prolifera l'<i>Apis cerana</i>, di dimensioni però più contenute, che ha il suo habitat in Medio ed Estremo Oriente, in particolare in Afghanistan, Pakistan, India, Siberia, Cina e Giappone.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1146\nCPU time usage: 0.308 seconds\nReal time usage: 0.345 seconds\nPreprocessor visited node count: 528/1000000\nPreprocessor generated node count: 6348/1500000\nPost‐expand include size: 7659/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1547/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\nLua time usage: 0.005s\nLua memory usage: 490 KB\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Apis\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Apis"},{"id":"wk-12","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1031.7,"end":1061.7},"art":"Mantis religiosa","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>La <b>mantide religiosa</b> (<i><b>Mantis religiosa</b></i> <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus</span>, 1758), denominata anche <b>mantide europea</b>, è una delle specie più comuni dell'ordine Mantodea.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1134\nCPU time usage: 0.232 seconds\nReal time usage: 0.260 seconds\nPreprocessor visited node count: 471/1000000\nPreprocessor generated node count: 6069/1500000\nPost‐expand include size: 7044/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1606/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Mantis religiosa\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Mantis religiosa"},{"id":"wk-13","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1086.4,"end":1116.4},"art":"Notonectidae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>Le <b>Notonette</b> (<b>Notonectidae</b> <span style=\"font-variant: small-caps\">Latreille</span>, 1802) sono una famiglia di insetti acquatici Nepomorfi (ordine Rhynchota, sottordine Heteroptera).</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1199\nCPU time usage: 0.164 seconds\nReal time usage: 0.192 seconds\nPreprocessor visited node count: 422/1000000\nPreprocessor generated node count: 5895/1500000\nPost‐expand include size: 6484/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1678/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Notonectidae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Notonectidae"},{"id":"wk-14","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1138.5,"end":1168.5},"art":"Gerridae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>I <b>Gerridi</b> o <b>insetti pattinatori</b> (<b>Gerridae</b> <span style=\"font-variant: small-caps\">Leach</span>, 1815) sono una famiglia di Rincoti Eterotteri della superfamiglia Gerroidea (Gerromorpha). Devono il loro nome alla capacità di \"scivolare\" sull'acqua poggiandovi solo i tarsi delle zampe medie e posteriori senza affondare.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1202\nCPU time usage: 0.184 seconds\nReal time usage: 0.215 seconds\nPreprocessor visited node count: 458/1000000\nPreprocessor generated node count: 6037/1500000\nPost‐expand include size: 6913/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1860/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Gerridae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Gerridae"},{"id":"wk-15","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1210,"end":1240.5},"art":"Rana (zoologia)","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p><i><b>Rana</b></i> <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus, 1758</span> è un genere di anfibi anuri appartenenti alla famiglia Ranidae.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1146\nCPU time usage: 0.364 seconds\nReal time usage: 0.399 seconds\nPreprocessor visited node count: 2376/1000000\nPreprocessor generated node count: 17358/1500000\nPost‐expand include size: 7639/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1432/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 2/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Rana (zoologia)\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Rana (zoologia)"},{"id":"wk-16","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1281,"end":1311},"art":"Galápagos","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e8/Flag_of_Ecuador.svg/20px-Flag_of_Ecuador.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n\n<p>Le <b>Galápagos</b> (o <b>Galapagos</b>, nella grafia italiana), note anche come <b>Arcipelago di Colombo</b>, <b>Arcipelago dell'Ecuador</b> o <b>Arcipelago di Colón</b>, sono un arcipelago di quattordici isole vulcaniche (otto maggiori e sei minori) situate nell'Oceano Pacifico, a circa 1000 chilometri dalla costa occidentale dell'America del Sud. L'arcipelago appartiene all'Ecuador.</p>\n<p>Le isole sono distribuite a nord e a sud dell'equatore, che attraversa la parte settentrionale dell'isola più grande, Isabela. Le più vecchie datano circa 4 milioni di anni, mentre le più giovani sono ancora in via di formazione. L'arcipelago è infatti considerato una delle zone vulcanicamente più attive della Terra.</p>\n<p>Il relativo isolamento dovuto alla distanza dal continente e l'ampia varietà di climi e di habitat dovuta alle correnti marine della zona hanno portato all'evoluzione di numerose specie endemiche di animali e vegetali, dalla cui osservazione Charles Darwin ha tratto ispirazione per la formulazione della teoria dell'evoluzione. Il suo celebre <i>L'origine delle specie</i> contiene numerosissimi riferimenti ai propri studi sulle specie endemiche delle Galápagos.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1191\nCPU time usage: 0.452 seconds\nReal time usage: 0.534 seconds\nPreprocessor visited node count: 1553/1000000\nPreprocessor generated node count: 11147/1500000\nPost‐expand include size: 35319/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1887/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 28/40\nExpensive parser function count: 3/500\nLua time usage: 0.032s\nLua memory usage: 1.11 MB\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Galápagos\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Galápagos"},{"id":"wk-17","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1361,"end":1391},"art":"Otariidae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n<p>Gli <b>Otaridi</b> (Otariidae <small>Gray, 1825</small>), comunemente detti <b>otarie</b> o <b>leoni marini</b>, sono una famiglia di mammiferi adattati alla vita marina, suddivisa in due sottofamiglie: Otariinae ed Arctocephalinae.</p>\n<p>Il nome deriva dal greco ὠτάριον, <i>piccola orecchia</i>. Le otarie, contrariamente alle foche, possiedono i padiglioni auricolari, seppure poco sviluppati.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1121\nCPU time usage: 0.272 seconds\nReal time usage: 0.314 seconds\nPreprocessor visited node count: 539/1000000\nPreprocessor generated node count: 6566/1500000\nPost‐expand include size: 7764/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1601/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Otariidae\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Otariidae"}]}

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